Cosa ne sarà della memoria della Shoah quando scomparirà anche l’ultimo sopravvissuto

Nei primi di ottobre del 1944, un gruppo di internati del campo di concentramento di Theresienstadt, in Cecoslovacchia, ricevette l’ordine di salire su un convoglio destinato ad Auschwitz. Fra questi vi era anche una scrittrice ebrea di lingua tedesca, Ilse Weber, insieme a suo figlio Tommy e ad altri quindici bambini dell’infermeria, malati, dei quali si prendeva abitualmente cura.

Quando Willi Weber, marito di Ilse, detenuto nello stesso campo, venne destinato ad Auschwitz, prima di partire nascose sotto terra in tutta fretta, nel capanno degli attrezzi, più di sessanta fra poesie e canti che la moglie Ilse aveva composto nei due anni di internamento a Theresienstadt. Queste composizioni testimoniano le innumerevoli tragedie di tanti bambini e anziani che si sono consumate in quel campo di concentramento.

A Theresienstadt, dunque, c’era una tomba che custodiva poesie; forse altri versi giacciono sepolti in altri campi, versi che nessuno può leggere, perché sono morti coloro che li hanno scritti. In questo caso però sono stati ritrovati, non da Ilse, eliminata assieme a tutti i suoi piccoli malati con il gas ad Auschwitz, ma da suo marito, scampato all’olocausto.

Vogliamo immaginare che Willi si sia salvato perché la sorte lo aveva destinato a tornare a Theresienstadt per scavare tra le macerie del capanno e riportare alla luce e a noi le parole, i versi e gli spartiti musicali che la moglie aveva composto durante i due anni di internamento.

Quelle poesie sono ora diventate patrimonio comune dell’umanità. Erano parole di conforto e di speranza per i detenuti che le imparavano a memoria e vi si aggrappavano; luce nel buio profondo di quel Lager che la storia ricorderà come il Lager dei bambini.

Sono ninne nanne, filastrocche, versi nati nelle notti insonni che Ilse passava in infermeria accanto ai piccoli malati, dopo le lunghe giornate trascorse ad accudirli con lo stesso amore che avrebbero avuto le loro madri se fossero state con loro.

Musica proibita

Cammino per Theresienstadt e passo avanti ad un severo soldato, il liuto prestato, avvolto come un bimbo fra le braccia. Il cuore s’accelera, le guance un fuoco, mentre m’avvicino al soldato temuto. Che ne sarebbe del liuto se lo vedesse con me… Siamo sì condannati in questo luogo, all’infamia e all’angoscia più estrema; gli strumenti ce li portano via, illecita merce di scambio. Fame sopportiamo e libertà sottratta e tutti i tormenti delle loro pene, eppure lo spirito violato riscatta sempre la sua dignità. Circondati da morte e terrore, abbiamo un dovere, mantenere di noi stessi la fede e costruire altari alla gioia nei tetri alloggi di massa.

Musica e poesia per poter sfuggire al male, e far sbocciare da scarni canti, un grammo di felicità e un balsamico oblio. E quando alcuni già prossimi a cedere riconoscono fra sé “che ancora un po’di bello c’è per cui poter continuare”, allora si sente attorno a sé una felicità così piena, d’aver alleviato ad alcuni la pena, e si riporta indietro il liuto senza provar più paura dello sguardo temuto.

Wiegala (Ninna nanna)

Ninna nanna ti culla il vento

e soffia lieve sul liuto lento.

Sfiora dolce il verde campo

e l’usignolo intona il suo canto.

Ninna nanna ti culla il vento

e soffia lieve sul liuto lento.

Ninna nanna ti culla la luna

e s’illumina a lanterna.

Volge lo sguardo sul mondo intero

dalla volta scura del cielo.

Ninna nanna ti culla la luna

e s’illumina a lanterna.

Ninna nanna… riposa, riposa;

or la terra è silenziosa.

Non un suono nel tuo sonno,

dolce e calma è questa quiete.

Ninna nanna… riposa, riposa;

or la terra è silenziosa.

Ich wandre durch Theresienstadt (Cammino vagando per Theresienstadt)

Cammino vagando per Theresienstadt,

greve il cuore come piombo,

finché brusco il mio tracciato termina,

là accanto al bastione.

Là, ferma sul ponte,

rivolgo lo sguardo alla vallata:

quanto vorrei proseguire,

quanto vorrei andare “a casa”! ‘

“A casa!” – tu meravigliosa parola,

tu mi gravi nel petto,

me l’hanno portata via la mia casa,

non ne ho più una ora.

Mi volto affranta ed esausta,

quanto affanno in quel gesto,

Theresienstadt, Theresienstadt

– ma quando avrà fine il dolore? –

quando saremo liberi di nuovo?

E scivola la pioggia – Und der Regen rinndt

E scivola la pioggia, goccia dopo goccia,

è buio e penso a te, figlio mio.

Alte son le montagne e profondo il mare,

il mio cuore è stanco e colmo di struggente nostalgia.

E scivola la pioggia, goccia dopo goccia,

perché sei così lontano, figlio mio?

E scivola la pioggia, goccia dopo goccia,

è Dio che ci ha separati, figlio mio!

Affinché tu non veda il dolore e lo strazio,

affinché tu non percorra vicoli pietrosi.

E scivola la pioggia, goccia dopo goccia –

Non mi hai dimenticato, figlio?

ELSA (Ilse) WEBER

Elsa Weber, di religione ebraica, nata a Witkowitz nel 1903, scrisse poesie e fiabe per bambini fin da giovanissima, entrando a far parte del grande mondo intellettuale ceco. Come tutti gli ebrei cechi, era di lingua tedesca. Sposatasi con Willi Weber, Ilse si dedicò poi alla famiglia, pur senza interrompere la sua attività di scrittrice. Nel 1930 aveva già pubblicato tre fortunati libri di fiabe ed era divenuta una valente musicista. Patriota della sua Cecoslovacchia, diede al suo secondo bambino il nome di Tomáš in onore del presidente Masaryk.

La Cecoslovacchia degli anni Trenta era un’isola di democrazia e una crogiolo di attività intellettuali, che spiccava nel panorama degli altri Stati dell’Europa orientale, sottoposti a regimi dittatoriali e caratterizzati dal prevalere dell’antisemitismo.

Nel 1939, dopo l’occupazione nazista, i Weber decisero di mandare il primo figlio Hanuš in Inghilterra, affidandolo all’amica di Ilse, che lo avrebbe lasciato in Svezia presso sua madre e che sarebbe poi morta nel 1941. Il piccolo Weber partì così insieme ad oltre seicento bambini ebrei, sottratti ai nazisti grazie all’attività di salvataggio di un agente di borsa inglese, Nicolas George Winton, e spediti in treno nell’unico paese europeo che accettò di accoglierli, l’Inghilterra. Ilse non lo avrebbe più rivisto.

Una selezione di libri per non dimenticare…

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