Contro tutte le discriminazioni

Solo una parola

Racconto simbolico che guida i bambini a comprendere, in modo semplice ed efficace, il meccanismo sottostante a tutte le discriminazioni razziali.

Prendendo spunto dalla storia vera di Roberto Bassi, bambino ebreo espulso dalla sua scuola elementare, raccontata nel documentario di G.Treves 1938-Diversi, Matteo Corradini scrive una storia dalla grande forza simbolica. Nella parte conclusiva del libro, l’autore racconta ai ragazzi, immaginando le loro domande, che cosa sono state le leggi razziali e quali effetti hanno avuto sull’Italia di ottant’anni fa. Venezia, 1938. Roberto è un bambino normale, o almeno così ha sempre creduto. Finché le persone intorno non cominciano a fargli notare che non è come tutti gli altri, perché lui ha gli occhiali. «“Occhialuti è solo una parola, ma Roberto la rimugina ogni giorno. Da quando hanno fatto la loro comparsa scappando dalla radio di casa, quelle dieci lettere gli si sono infilate nella testa e non ne vogliono sapere di uscire. Quanto vuoi che faccia male una parola? Chi porta gli occhiali è occhialuto, lo dice il dizionario: la parola non dovrebbe spaventare. Eppure quell’uomo alla radio non l’aveva tirata fuori come una parola qualunque ma come una vescica, quelle vesciche piccine che nascono in bocca e fanno male».

Scheda di presentazione a proposte per attività di approfondimento

L’autore

Nato nel 1975, Matteo Corradini è ebraista e scrittore. Pubblica con Bompiani e Rizzoli. Dottore in Lingue e Letterature Orientali con specializzazione in lingua ebraica, si occupa di didattica della Memoria e di progetti di espressione. Premio Andersen 2018, Premio Leipzig 2018, Premio Primo Romanzo 2014, è tra i curatori del festival scrittorincittà (Cuneo). Dal 2003 fa ricerca sul ghetto di Terezín, in Repubblica Ceca, recuperando storie, oggetti, strumenti musicali (fonti di base del suo romanzo per adolescenti: La repubblica delle farfalle ). Ha fondato il Pavel Žalud Quartet e il Pavel Žalud Trio in Italia ed è tra i fondatori dell’Institut terezínských skladatelů (Terezín Composers Institute) in Repubblica Ceca. Prepara reading musicali e regie teatrali. 

La ragazza con lo zaino verde

Il libro sarà anche al centro del progetto offerto ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado che incontreranno l’autrice venerdì 11 febbraio

1938, provincia di Varese. Alida ha 14 anni: sguardo limpido, spalle dritte, è fiera di essere una Giovane Italiana, l’orgoglio dell’Italia fascista. Il Duce veglia su tutto, e lei si sente serena, tra l’estate in colonia e le manifestazioni del sabato fascista. Finché il suo equilibrio non comincia a incrinarsi: è giusto che la sua amica Miriam non possa più frequentare la scuola? Perché la zia Isabella, così critica verso il Duce, è sparita? E cosa nasconde suo padre? Alida trova a poco a poco le risposte, e la vita la chiama a una scelta. Lei, che ha sempre amato sentirsi parte di un Grande Tutto, deve per prima cosa riscoprire se stessa. E solo poi, forse, sarà pronta a imboccare una strada che non avrebbe mai immaginato. Alida trova a poco a poco le risposte, e la vita la chiama a una scelta. Lei, che ha sempre amato sentirsi parte di un Grande Tutto, deve per prima cosa riscoprire se stessa. E solo poi, forse, sarà pronta a imboccare una strada che non avrebbe mai immaginato.

Le pietre della memoria. Gunter Demnig e le Pietre d’inciampo

di Francesca Druetti e Benedetta Rinaldi – People, 2020

Nel 1992 a Colonia l’artista Gunter Demnig posa la sua prima Pietra d’Inciampo in memoria delle vittime del nazifascismo. Un piccolo gesto che innesca un grande movimento di riappropriazione della memoria che travalica i confini dell’Europa, con oltre 72mila pietre posate nel ricordo di persone che in questo modo tornano ad avere un nome, una storia, una dignità. Francesca Druetti e Benedetta Rinaldi ricostruiscono il percorso di questo artista e ci accompagnano alla scoperta di alcune delle tante vite distrutte dai regimi perché considerate “diverse”, invitandoci a un esercizio attivo della memoria senza scadere nella retorica. Lo speciale formato del volume intende ricordare la forma stessa delle pietre d’inciampo.

Ho scelto la vita. La mia ultima testimonianza pubblica sulla Shoah

A novant’anni Liliana Segre, superstite della Shoah e senatrice a vita, decide di interrompere il trentennale impegno di testimonianza davanti a migliaia di ragazzi, in centinaia di scuole. Lo fa con un ultimo, indimenticabile discorso pubblico il 9 ottobre 2020 a Rondine (Arezzo).

Liliana Segre è stata nominata cittadina onoraria di Varese per decisione del Consiglio comunale il 4 Novembre 2019

Un ideale passaggio di testimone alle nuove generazioni, un documento per preservare la memoria di ciò che è stato, raccontato dalla voce di chi l’ha vissuto. E, insieme, un messaggio di incoraggiamento e speranza, di altissimo valore civile, per i giovani e per tutti. Il testo, in cui Liliana Segre ripercorre la sua tragica esperienza, dalle leggi razziali del 1938 alla deportazione ad Auschwitz-Birkenau, è raccolto integralmente in questo libro. Nel volume anche altre parole, immagini, ricordi della senatrice, dal lager fino a oggi, con proposte di approfondimento e un percorso cronologico. Per non dimenticare. E perché la storia non si ripeta né oggi né mai. Prefazione di Ferruccio de Bortoli. I proventi dei diritti d’autore verranno interamente devoluti in beneficenza.

Sempione ’45 : il salvataggio della galleria 

Un’avvincente avventura che racconta una storia vera della Resistenza: un libro per ragazzi che interessa anche gli adulti. L’autore racconta il salvataggio, avvenuto in val d’Ossola nell’aprile del 1945, della galleria del Sempione che collega Italia e Svizzera, che i tedeschi si preparavano a far saltare per impedirne l’uso agli alleati. Un gruppo di giovani partigiani, non potendo far esplodere le sessanta tonnellate di tritolo depositate nella stazione di Varzo (perché l’esplosione distruggerebbe l’intero paese), durante la notte riescono a salvare la galleria con un piano audace e sorprendente.

GUIDO PETTER, psicologo e scrittore, nato a Maccagno durante la Resistenza Guido Petter era stato giovanissimo partigiano col nome di battaglia di “Nemo 3” in una piccola formazione operativa sulla sponda piemontese del lago Maggiore, poi con quello di “Renzo” nella Divisione “Mario Flaim”. Di quella sua esperienza aveva scritto in un dei suoi libri più famosi, uscito nel 1995 col titolo “Ci chiamavano banditi”. Nell’immediato dopoguerra Petter aveva validamente collaborato all’attività dei “Convitti Scuola della Rinascita” e si deve a lui l’esperienza, unica nel suo genere, del recupero psicologico e culturale dei bambini orfani accolti nel “Villaggio Cagnola” alla Rasa di Varese.
Nella ricorrenza del massacro di 42 partigiani compiuto dai nazifascisti nel giugno del 1944 a Fondotoce (Verbania), l’illustre cattedratico avrebbe dovuto presentare il suo ultimo libro “La prima stella. Valgrande ‘44”, edito da “Interlinea”. La morte glielo ha impedito.

Varese 1938-1945. La Shoah, delitto italiano.

La collaborazione dei Prefetti, dei Questiori, dei Podestà, gli arrestati e i deportati, gli elenchi degli ebrei e dei comunisti, Liliana Segre e i Balcone due storie di confine, i tradimenti delle “guide”, le razzie dei beni, i rastrellamenti negli ospedali, la “zona chiusa”, i misfatti impuniti

Franco Giannantoni – Amici della Resistenza, 2018

Altre storie di popoli da non dimenticare

Il genocidio / Marcello Flores

La masseria delle allodole / Arslan, Antonia

FILM: Mayrig. Quella strada chiamata paradiso

FILM: Hotel Rwanda

Ruanda. Nel cuore dell’Africa / Maurizio Bersanelli – Guida turistica

Storia proibita dell’America / Dario Fo

Rom, genti libere / Spinelli

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito