Umberto Eco: l’isola del giorno prima

Ricorre in questi giorni il quinto anniversario dalla scomparsa di quell’intellettuale straordinario che è Umberto Eco (19/02/2016).

Fresco di stampa è uscito, per la casa editrice da lui fondata nel 2015 “La nave di Teseo”, il volume dal titolo La filosofia di Umberto Eco, con la sua autobiografia intellettuale.

Non entreremo in queste righe certo nella sua filosofia, ma coglieremo l’occasione, a partire dall’autobiografia, per parlare del circolo virtuoso che si crea tra lettura e scrittura. A questo cerchio magico appartiene anche la biblioteca, come ‘il luogo dei libri’ per eccellenza.

Eco: un lettore grazie ai libri

La lettura entra nella vita di Eco bambino grazie ai nonni: “La nonna materna […] era una lettrice appassionata: si era abbonata a una biblioteca circolante e leggeva avidamente, e poi mi passava i libri che le erano piaciuti. Non faceva grande distinzione tra letteratura e romanzi da quattro soldi, tra Stendhal e Dumas. E così all’età di dodici anni mi ha fatto leggere sia Le père Goriot di Balzac che libri tremendi che non valevano niente” (Autobiografia intellettuale, pp. 3-4). Il nonno paterno, invece, era un tipografo; andato in pensione, rilegava libri. Alla sua morte le pagine non rilegate finirono in un baule, in cantina: “In quella cantina sono sceso molte volte, facendo scoperte favolose: insieme alle annate di vecchie riviste d’avventura, c’erano anche Il milione di Marco Polo e L’origine delle specie di Darwin. Ho lette così tante volte durante l’infanzia quelle pagine non rilegate che si sono consumate e forse sono state buttate vie. Ancora oggi sfoglio i cataloghi antiquari alla ricerca di quelle collezioni e di quelle edizioni e non sono ancora riuscito a ricostruire quel baule dei miracoli”. (Autobiografia intellettuale, p. 4).

Forse è proprio questa ricerca inesauribile che, insieme alla passione per i libri che traspare già da queste poche righe, ha condotto Eco a creare una biblioteca personale di oltre 30000 volumi, ora conservati all’Università di Bologna, dove ha insegnato e, per una piccola ma significativa parte (1200 libri antichi), alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.

L’isola del giorno prima: la lettura diventa vacanza

Da lettore a scrittore il passo è breve anche se Eco, filosofo, comincia a scrivere romanzi a quasi 50 anni. Che esordio! Nel 1980 pubblica Il nome della rosa (premio Strega nell’81). Già questo romanzo porta il segno del suo amore per il libro, amore che fa tutt’uno con la ‘meraviglia per la scrittura’. Pensiamo alle scene del romanzo nello scriptorium, all’incendio della biblioteca dell’Edificio, al giovane Adso che recupera ‘brani’ e ‘moncherini di libri’…. Potremmo citare tantissimi suoi libri che ci fanno battere il cuore, ma abbiamo deciso di dedicare uno spazio a L’Isola del Giorno Prima (e che abbiamo nella nostra biblioteca, come direbbe Eco, pronto per essere letto…e usurato con amore).

Siamo nel 1643. E questa è la storia di un naufrago su una nave, ancorata a poca distanza da un’isola che, per chi non sa nuotare – come il protagonista, Roberto de la Grive – risulta irraggiungibile.

Ci fermiamo, per non spoilerare oltre, ma vogliamo farvi notare come emerge tanto l’Eco romanziere quanto l’Eco lettore e amante dei libri: i titoli dei capitoli del romanzo sono riferimenti a scritti del Seicento. Ne citiamo solo uno per continuare a incuriosirvi: ‘La carta del tenero’, che è la mappa di un paese immaginario degli affetti, ispirata dal romanzo di Madame de Scudéry, Clélie e attualmente conservata alla Bibliothèque Nationale de France di Parigi.

Ho preso la mia avventura narrativa come una vacanza” – scrive Eco nell’Autobiografia. “

In questo triste periodo in cui è difficile raggiungere fisicamente un luogo di villeggiatura, possiamo sempre pensare di ‘partire in vacanza’ con Eco, lasciandoci coinvolgere nella meraviglia di una delle sue avventure letterarie.

Vi proponiamo infine alcuni contributi video di questo geniale intellettuale

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