Piantiamo semi con i nostri figli

In allegato una riflessione che il maestro elementare Franco Lorenzoni ha pubblicato su “La Repubblica” il 17/03/2020 sul tema del rapporto genitori-figli

Da anni ci raccontano che oltre la metà dei lavori del futuro saranno totalmente nuovi, inimmaginabili oggi. Nessuno però aveva previsto che anche nel mestiere d’esser genitori potevano accadere slittamenti come quelli che stiamo sperimentando in queste settimane. Soli in casa con i nostri figli, per un tempo lungo senza fine certa, siamo chiamati a dare senso a una esperienza di isolamento e prossimità del tutto inedita.
Queste settimane ci ricordano che la scuola, oltre a essere un potente organizzatore sociale, è il luogo in cui si attenuano un po’, almeno per i più piccoli, le diverse opportunità di accesso alla conoscenza. «Investing in children» e «Alleanza per l’infanzia» ci ricordano che il «tutti a casa» di questo mese è particolarmente pesante per il milione e 260 mila bambini che vivono in povertà assoluta. Per quel 12,5 per cento di bambini, triplicati dal 2008, comporta infatti anche il mancato accesso a un pasto garantito e l’aggravarsi di una situazione di povertà educativa in famiglie che saranno ancor più colpite dalla crisi che si annuncia.
E tuttavia questo incredibile mese di marzo, nonostante le preoccupazioni e difficoltà che avviliscono tanti, offre a genitori e figli una straordinaria rottura di abitudini che apre a domande, possibilità e relazioni inedite.
È comprensibile l’ansia di insegnanti e dirigenti, che vorrebbero arrivare ai propri allievi anche a distanza, per paura che qualche conoscenza faticosamente costruita si disperda al vento. Ma per i bambini della scuola primaria, forse, più che sperimentare piattaforme strutturate di educazione a distanza, dovremmo tentare di offrire qualche proposta che aiuti a rendere questo strano tempo esperienza da esplorare e fonte di conoscenza.
Cosa sta infatti accadendo nelle case? Di cosa si sta riempendo il grande vuoto che si spalanca?
Ci si potrà certo sfinire di videogiochi, serie tv e nuotate più o meno felici nel mare del web, pescando tra i tanti schermi di ogni misura qualche gioco, film, documentario o cartone di qualità. È probabile che un buon numero di genitori, costretti a casa con i propri figli, alzino ancor più le loro voci nei social o si rintanino solitariamente o in compagnia dietro a qualche schermo.
Eppure questo spazio vuoto, che improvvisamente ci si trova a vivere insieme, potrebbe offrire stupori inediti alle relazioni reciproche, che sembrano non trovare mai tempo a sufficienza per essere distese, gratuite e disinteressate, non offese cioè da esigenze esterne e distrazioni interne. Perché allora, tra genitori e insegnanti, non ci scambiamo suggerimenti sensati per indagare il tempo e il suo senso, giovandoci dell’odierno straniamento? «Il tempo è come il vento – notò anni fa una bambina in terza elementare -. È trasparente e non si vede». «Però quando sei vecchio sì che te ne accorgi che è passato», aggiunse ironico un compagno.
Discutetene a casa e vi accorgerete quanto bambine e bambini siano esperti di tempo. Lo sono perché sanno bene di cosa si tratta. Intorno al tempo si ingaggiano infatti quotidianamente battaglie cruente. Fretta lentezze, pigrizie e appuntamenti obbligatori si confrontano fin dal risveglio del mattino, perché il tempo di chi ha un’altra età è vissuto come nemico da combattere, dimenticando che c’è un ritmo, un respiro più vasto del cosmo, nel quale tutti siamo immersi senza averne troppa cognizione.
Ora che la pericolosa velocità di diffusione di un virus costringe tutti a frenare e rallentare ogni cosa, perché non indagare questa nuova dimensione del tempo in cui tutti ci troviamo a vivere, facendone stimolo di dialogo aperto, desiderio e conoscenza da sperimentare insieme?
Ci sono pensieri, memorie, esperienze vissute che i figli non trovano mai il tempo di rivelare a genitori che faticano a trovare il tempo per un ascolto pieno e senza giudizio e che, forse, in questi giorni, potrebbero emergere se gli si dà il respiro che meritano. Viceversa, come canta una canzone in voga, ci sono cose che i genitori non raccontano ai figli dandosi il tempo per cercare le parole e il tono giusto, timorosi di non
incontrare il loro interesse.
Concentriamoci allora e non perdiamo l’occasione di questo improvviso rallentamento. Ma non possiamo riappropriarci del tempo senza riappropriarci della nostra memoria. E dunque, nei giorni che trascorriamo in casa, dovremmo osare spegnere per qualche ora la quantità impressionante di memorie esterne che
circondano le nostre vite di adulti e di bambini e provare a fare a meno di quella intermittenza dell’attenzione reciproca, che è una delle fonti di maggior sofferenza per i più piccoli. Senza vuoto, senza noia, è difficile scoprire la bellezza del leggere, sostiene Pennac. Ma anche per leggersi dentro e azzardare un ascolto pieno di chi ci sta di fronte c’è bisogno di fare un passo indietro e di sostare, entrando nel silenzio.
Non ce ne accorgiamo, ma anche il nostro appartamento ruota nel cosmo assieme al Pianeta che abitiamo. Ce lo racconta la luce del sole che entra da una finestra, batte sul pavimento, raggiunge una parete e a una cert’ora scompare.
Un gruppo di maestre umbre ha proposto ai bambini di piantare a casa un seme e seguire la sua crescita cosicché, quando riaprirà la scuola, ciascuno potrà mettere a terra in giardino la sua piantina insieme ai compagni, come segno tangibile di rigenerazione.
Non arriveranno colombe con ramoscelli d’ulivo ad avvisarci che possiamo scendere dalla nostra piccola arca senza animali. Ma è certo che, quando usciremo, dovremo darci da fare a piantare alberi ovunque, perché dobbiamo educarci a prevenire altre catastrofi, imparando a cambiare un bel po’ le nostre abitudini.

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